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Silvia Romano, colpevole d’altruismo

Silvia Romano

Silvia Romano

Da anni appena osiamo mostrare umanità verso i disperati che rischiano la vita pur di venire in Italia, ci dicono che non bisogna aiutare i migranti da noi, ma che bisogna “aiutarli a casa loro”.
Silvia Romano, cooperante internazionale di 23 anni, è andata in Kenia proprio per questo. Aiutarli a casa loro. E stava dando anima e corpo per provare a migliorare la vita di queste persone. 
Non perché avesse una “smania d’altruismo”, come un patetico Gramellini, oggi è arrivato a scrivere. 
Ma perché ne ha fatto una scelta di vita. 
Ha studiato e si è preparata proprio per quello che stava facendo. Infatti è una mediatrice culturale. 
Certo, non poteva essere preparata ad un assalto armato con fucili AK 47, durante il quale, pur di prenderla, hanno sparato e addirittura ferito dei bambini.
E così è stata rapita. Non si sa nulla ancora di lei. 
Eppure qui da noi non si è perso tempo. Sciacalli senza vergogna si sono subito messi all’opera con i commenti 
intrisi di meschinità e cinismo. Quasi fosse una gara macabra a chi riuscisse a sfornare la cattiveria più originale. 
“Se l’è cercata”, “poteva aiutare gli italiani alla caritas”, “dovremmo pagare pure per questa?”, “spero che i selvaggi le insegnino le buone manieri sessuali” “è una scriteriata in cerca di emozioni forti” “è voluta andarci lei, ora vuole tornare a casa?”, “doveva starsene a casa sua!”. 


Quelli che “bisogna aiutarli a casa loro”, oggi dicono che “doveva stare a casa sua”.

A dimostrazione del fatto che a questa gente, non interessa aiutare nessuno. Né qua, né là. Perché è imprigionata nel proprio egoismo. Gli interessa solo criticare e offendere. Solo questo sanno fare.
Gente che non comprende la forza e la bellezza di lasciare il proprio comodo divano di casa per provare a portare aiuto proprio lì dove ce n’è più bisogno. 
E non ci arrivano. Non lo comprendono. 
È decisamente il segno dei tempi. L’altruismo oggi è un crimine.

E la criminalizzazione dell’altruismo, uno sport nazionale. Dai “taxi del Mediterraneo” alle indagini inconcludenti, e imbarazzanti, contro le ONG, ormai di sparare sulla Croce Rossa non si vergogna più nessuno.
Va bene solo badare ai cazzi propri. Togliere di mezzo chi non ce la fa e inquina la visuale. 
In questo Paese incattivito, Silvia Romano è la parte migliore. Quella fatta di generosità e grandezza d’animo.
Per questo, spero, mi auguro e prego che torni presto libera, tra noi, o dovunque lei desideri stare.